Sinae Yoo, Petrichor, video installation, HD video and sound, 160,5x439,5 cm, courtesy The Gallery Apart Rome

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Petrichor | Sinae Yoo | The Gallery Apart

Non mi ero mai soffermata a riflettere sulla possibilità che in un solo linguaggio artistico potessero coesistere passato, presente e futuro e mi ha colto di sorpresa scoprire che Charles Baudelaire, nel 1863 in piena rivoluzione Impressionista, affermando che“Quasi tutta la nostra originalità proviene dal marchio che il tempo imprime sulle nostre sensazioni” (Le peintre de la vie moderne, in “Le Figaro”, 3 dicembre 1863) forse abbia anticipato alcuni meccanismi e linguaggi creativi dell’arte contemporanea.

Con Petrichor, la mostra personale di Sinae Yoo (Seoul, Korea, 1985) alla The Gallery Apart di Roma, si scavalcano i confini temporali, così vivendo relazioni tra passato, presente e futuro, offrendo allo spettatore un percorso espositivo simile ad un’esperienza sensoriale, che ne coinvolge la sfera emotiva e le sue pulsioni più spirituali.

Di origine latina, la parola Petrichor è composta dalla parola pétrā (pietra) e ichṓr, che significa linfa. Secondo la mitologia greca le Iadi erano le ninfe dei boschi che vigilavano le fonti e le paludi, ed il loro nome significa “portatrici di pioggia”. Il significato attuale della parola Petricore deriva dalla sfera semantica della biologia e sta ad indicare l’odore del terreno subito dopo che la pioggia lo ha bagnato.

Tuttavia, collegandosi all’origine del vocabolo, si può suggerire una sfumatura che dona un aspetto più spirituale al termine, che può essere associata alla pioggia come portatrice di cambiamento e purificatrice d’animo. Seguendo questi termini, la pioggia si avvicina alla dimensione più spirituale dell’essere umano secondo una sfera di corrispondenze mistiche, che oramai si sono allentate, a causa dello stile di vita dell’uomo contemporaneo che viaggia su altre lunghezze d’onda.

Sinae Yoo, Petrichor, installation view (ground floor), 2019, courtesy The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Sinae Yoo, Petrichor, installation view (ground floor), 2019, courtesy The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Nella mostra Sinae Yoo, nei diversi medium da lei utilizzati, costruisce un’esperienza sensoriale carica di ascetismo, affrontando gli aspetti più problematici dell’uomo contemporaneo: la sfida esistenzialista, la lotta per la propria emancipazione, la libertà espressiva e la resilienza. 

Volendo ragionare sulla mostra con le parole di Baudelaire e riportando di seguito i versi della poesia Musica, quest’ultima diventa lo strumento che ci allontana dalla realtà e che catturando i sensi ci trasporta verso meccanismi emotivi e spirituali a noi sconosciuti. Un meccanismo, che si ripete anche in mostra: prima con le note di Shield, la melodia tratta dalle note musicali di un particolare del Trittico del Giardino delle Delizie di Hironymous Bosch e poi sulle note della musica composta da Alex Deranian e Sylvain Gerboud per la video installation al piano inferiore della galleria.

“Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso!

A un bianco astro fedele, 

sotto un tetto di brume o nell’etere immenso, 

io disciolgo le vele. 

Gonfi come una tela i polmoni di vento, varco su creste d’onde

e col petto in avanti sui vortici m’avvento

che il buio mi nasconde.”

(Charles Baudelaire, La Musica, I fiori del male, 1857)

Con un attento sguardo al presente Sinae Yoo dà luogo a un rituale apotropaico che ci allontana dal mondo ipercapitalista e macinatore di speranze, riutilizzando quegli stessi residui della società consumistica. Utilizzando il medium artistico come un processo di inclusione piuttosto che di esclusione, nei collage su plexiglass si intravedono tutti gli scarti di un mondo capitalistico ed esageratamente comunicativo e socializzato.

Sinae Yoo, Martyr #3, #2, #1, 2019, collages, variable dimensions, courtesy The Gallery Apart Rome

Sinae Yoo, Martyr #3, #2, #1, 2019, collages, variable dimensions, courtesy The Gallery Apart Rome

Poi come in un grande videogame, una struttura a forma di display incornicia il video girato in stazioni di servizio e parcheggi, che echeggiano il mito della macchina ipermascolinizzata, con particolari di automobili che vibrano a suon di sorde vibrazioni acustiche. Il tutto ambientato all’interno di abitacoli di macchine futuristiche, in cui i protagonisti chiudono gli occhi alla ricerca di una spiritualità interiore.

22 – Sinae Yoo, Petrichor, video installation, HD video and sound, 160,5x439,5 cm, courtesy The Gallery Apart Rome

Sinae Yoo, Petrichor, video installation, HD video and sound, 160,5×439,5 cm, courtesy The Gallery Apart Roma

Sulle pareti della galleria Sinae, volgendo lo sguardo al passato della storia dell’arte universale dipinge creature tratte dalla pittura fantasmagorica di Hieronimous Bosch che si relazionano alla figura dell’uomo contemporaneo, che non riesce completamente a sfuggire dall’emancipazione della macchina e da tutti gli strumenti da essa derivati.

Sinae Yoo, Petrichor, installation view (ground floor), 2019, courtesy The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Sinae Yoo, Petrichor, installation view (ground floor), 2019, courtesy The Gallery Apart Rome, photo by Giorgio Benni

Il primo passo per liberarsi dalla schiavitù consumistica e dall’alienazione è leggere il motto spiritualistico dipinto sulle pareti della galleria, che ci invita a chiudere gli occhi e guardarci dentro per ascoltare “La musica interiore”. Un messaggio di speranza in una cornice di un’epoca altamente edonistica, poco spiritualizzata e fortemente macchinista.

 

Petrichor

Siane Yoo

The Gallery Apart, Via Francesco Negri 43, Roma

14.5.2019 | 21.6.2019