Maria Constanza Villarreal | I leoni di Sicilia

Maria Constanza Villarreal, Notti in bianco, tessuto di uso domestico “vissuto” e risanato, disegno a punta d’argento, inchiostro e ricamo, 90×80 cm, 2017-2020

 

“Il terremoto è un sibilo che nasce dal mare, s’incunea nella notte. Gonfia, cresce, si trasforma in un rombo che lacera il silenzio. Nelle case, la gente dorme. Alcuni si svegliano con il tintinnio delle stoviglie; altri quando le porte iniziano a sbattere. Tutti, però, sono in piedi quando le pareti tremano.

Ignazio corre fuori dalla stanza. Il corridoio gli sembra interminabile, eppure sono pochi passi. Sente la parete che viene via dal palmo, riesce a toccarla di nuovo, ma è mobile, come una cosa viva.

[…]

Arriva alla camera da letto di suo fratello Paolo. Dalle imposte trapela una lama di luce. Giuseppina, sua cognata, è saltata giù dal letto. L’istinto di madre l’ha avvertita che una minaccia incombe su Vincenzo, il figlio di pochi mesi, svegliandola. Cerca di prendere il neonato che dorme nella culla legata alle travi del soffitto, ma la cesta di vimini è in balia delle onde sismiche. La donna piange in preda alla disperazione, tende le braccia, mentre la culla dondola freneticamente.

Lo scialle che indossa cade, le lascia le spalle nude. «Figghiema! Cca`vene, Maronna mia, aiutateci! »

Giuseppina riesce ad afferrare il neonato. Vincenzo spalanca gli occhi, scoppia a piangere.”

 

          I leoni di Sicilia, La saga dei Florio I, Stefania Auci, 2019

 

 

La madre, con la grande veste di lino, tiene il corpo del figlio seduto sulle sue gambe, con le dita affusolate lo chiude in un dolce abbraccio. Dentro quella forma tutte le insicurezze vengono annientane all’istante.

Poi lo dondola, lo culla muovendo le ginocchia e lo stringe a sé al petto. Non tante parole, ma molta bellezza, essenza di maternità.

Chiudete gli occhi. Vi ricordate quando da piccolini sedevate sulle gambe di vostra madre o vostra nonna con la stessa postura di questo bambino ?

Il tempo si congela, diventa informe, smette di scorrere. Non si sente più il ticchettio dell’orologio consunto appoggiato sul comodino di ciliegio accanto al lettone, dove la mamma ha cullato il bambino accompagnandolo con una ninna nanna nel sonno. Lo ha coperto con un leggero lenzuolo di lino bianco, ricamato con grappoli di fiori primaverili. La finestra è semiaperta e lascia entrare una leggera folata di vento di fine estate che porta profumo del mare. Nel sonno del bambino il tempo non c’è più.

Esistono altri luoghi dove il tempo scompare? Nel mondo contemporaneo siamo iperconnessi al punto tale da vivere una realtà estrema caratterizzata dalla frenesia delle scadenze, oggi qui, domani lì, non ci rendiamo conto, ma è tutto cadenzato, perfettamente calcolato.

Una volta mi è capitato di dimenticarmi del tempo che passa, è successo quando ho incontrato Maria Constanza Villarreal. Guardando le sue opere, le ore giocano degli strani scherzi, ci portano indietro facendoci rivivere la memoria o altrimenti ci conducono in stato di torpore verso il tempo attuale, come in un’anestesia del sentire.

Avviene tutto in maniera impercettibile, si finisce per rimanere cullati in una realtà sospesa. Guardando un’opera di Villarreal si riesce a sentire il rumore della campagna, il profumo del pane appena fatto in casa, che si mischia alle cantilene delle ninne nanne che cullano i volti delle creature disegnate con una leggera punta d’argento.

Le figure vivono le loro memorie su antichi tessuti, si trovano immerse direttamente nei frammenti di lenzuoli vissuti sui quali Maria Constanza disegna, cuce e lascia cadere liberamente degli aloni di acquarello. L’artista assembla il tutto con una cura e casualità, senza badare troppo alle potenziali idee che potrebbe avere l’opera finita, lasciandosi candidamente guidare dalle emozioni più intense.

Maria Constanza Villarreal esegue degli studi preparatori dove studia la postura della figura umana rispetto allo spazio circostante, l’opera così nasce e sviluppa da un dialogo profondo tra la percezione dei propri ricordi, che a sua volta vengono tradotti in un linguaggio universale, per essere poi  liberamente interpretati. Dai tessuti emergono dei silenzi atemporali rotti da un leggero canto di ninna nanna e da posture simbolo di amore e abitudini che racchiudono il senso più sacrale della vita.

“I leoni di Sicilia” è un romanzo d’amore e passione. Racconta la storia della famiglia Florio che sul finire del Settecento, da Bagnara Calabra si trasferisce a Palermo. Dopo anni di duro lavoro, la famiglia inizia a gestire una bottega di spezie, gli affari crescono e le attività commerciali si consolidano. L’ascesa ha come sfondo un’Italia inquieta, la famiglia sopravvive alla peste, ai moti del 1818 e saluta lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. L’unica certezza è l’amore incondizionato di Donna Giuseppina verso suo figlio, Vincenzo Florio, erede di tutte le attività di famiglia. Un amore viscerale, nato da sacrifici estremi e da notti insonni che hanno segnato la loro vita.

Notti in bianco, di Maria Constanza Villarreal, disvela proprio questi affetti ed effetti, siamo di fronte ad una dimensione intima che lascia trasparire, senza ostacoli di sorta, sentimenti puri, di una energia vitale spiegabile con il legame della vita. La notte del 16 ottobre 1799 Giuseppina ha avuto il terrore di perdere il figlio nel terremoto notturno che colpì Bagnara, tanto da stringere a sé quella piccola creatura indifesa. Forse le due sagome sono Giuseppina e il suo amato Vicenzo ?.

Nell’opera l’emersione degli stati d’animo avviene con un insieme di tecniche fortemente introspettive: quella del disegno e la più laboriosa del cucito. In alcune parti le opere sono segnate da punti di sutura con aghi e filo, che si mescolano all’acquerello e alla punta d’argento. Le orme di colore annacquato si ampliano liberamente sugli antichi tessuti, si intrecciano assieme ai lembi cuciti e alle figure che sembrano tratte da antiche iconografie rinascimentali di Vergini con bambino.

Il delicato intreccio di tecniche definisce un incontro mentale con l’essenza del ricordo, le opere sembrano incarnazioni labili ed evanescenti di memorie personali che alla fine diventano comuni, perché sono universali ed atemporali. Hanno qualcosa di spirituale, il colore è soffuso e i lineamenti prendono forma come provenissero da un labile ricordo mentale, cullandoci così nell’amore più intimo.

Maria Constanza Villarreal, con le sue opere tesse la vita.

Maria Constanza Villarreal, Notti in bianco, tessuto di uso domestico “vissuto” e risanato, disegno a punta d’argento, inchiostro e ricamo, 90×80 cm, 2017-2020

 

Maria Constanza Villarreal, Ritardo, tessuto “vissuto”, disegno a punta d’argento, 75×90 cm, 2020