Giorgio Morandi | Natura morta

Mi ricordo che da piccola odiavo imparare le poesie a memoria. Era un dramma, più mi ci impegnavo e più non ricordavo. In questa mia nebulosa incapacita’, me ne torna in mente solo una di Bertold Brecht che così recitava: “Fra tutti gli oggetti i più cari, sono per me quelli usati. Storti agli orli e ammaccati […] simili forme mi paiono tutte le più nobili. Sono oggetti felici. Penetrati nell’uso di molti, spesso mutati, migliorano forma, si fanno preziosi perché tante volte apprezzati.” Nulla è per caso, tanto è vero che quando mi capita di trovarmi di fronte a un Morandi lo contemplo con una attenzione unica. Probabilmente perché amo la semplicità, difatti nelle sue opere scompare la retorica, l’eroismo e il tempo. Tutto è eterno, i barattoli e la polvere che giace sopra sono frutto di “una lentezza meditata e una affettuosa studiosità”, come disse Roberto Longhi nel 1934.

I remember that when I was child I hated to learnt poetry by memory. It was a drama, more I commit and more I didn’t memorize. In this my inability, I remember only Bertold Brecht’s poetry, which recited: “Among all the dearest objects, I prefer the ones used. Crooked to the lips and bruised […] similar shapes seem the noblest, it is happy objects, penetrated by the use of many, often mutated, improved their form, they are precious because they have been so appreciated many times.” Nothing is by chance, in fact when I find myself in front of a Morandi’s painting I contemplate it with a unique attention. Probably because I love the simple things and the simplicity, indeed in Morandi’s works disappear rhetoric, heroism and the sense of time. Everything is eternal, the jars and the dust lying above the objects are the result of “a thoughtful slowness and an affectionate studiousness”, as Roberto Longhi said in 1934.

Giorgio Morandi, Natura morta, olio su tela, oil on canvas, 1937, cm. 61,8 x 76,3, Fondazione Roberto Longhi

 

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