Luca Taro Morishita | Duty and Pleasure

 

Luca Taro Morishita, Duty & Pleasure, acrilico su tela, 2020, 80×60 cm

 

E’ molto antica l’idea secondo cui l’essenza di un artista si custodisce nella tecnica del disegno. Nel lontano 1550 Giorgio Vasari affermava che il disegno è «un’apparente espressione o dichiarazione del concetto che si ha nell’animo.» 

C’era una volta il disegno, se vogliamo utilizzare la visione del Vasari, il padre di tutte le arti, di lui sono figlie l’architettura, la pittura e la scultura. Una forma creativa essenziale che concretizza velocemente ed efficacemente la consistenza dell’idea dell’artista. Svela i dialoghi interiori, materializza subito un pensiero, ma sopratutto, è dotato di una potenza comunicativa che non ha pari.

Il disegno è il padre di tutte le forme artistiche. Giorgio Vasari lo considerava come la forma d’arte che permetteva di esprimere lo stato d’animo dell’artista.

Riesce ad esprime visivamente ciò le parole avrebbero difficoltà ad esprimere. L’atto è semplice. Matita, carta sono chiamati a dar luce alla sfera più intima della nostra essenza che si materializza in una consistenza bidimensionale. Finito il disegno, si passa passa all’uso del colore. Poi appena questi procedimenti sono completati, si apre l’armonia visiva della composizione.

Le opere di Luca Taro Morishita partono da questi presupposti. La matita è la sua più cara amica, gli è fedele e non lo abbandona mai. Con lei alla mano, l’artista riesce a districare la matassa di emozioni annidate nel suo animo che prendono forma con un semplice tratto di lapis. A seguire, quando tutte le linee trasformano le forme, allora si passa all’uso del colore, che viene disposto secondo campiture piatte. Non vi sono sfumature, semmai solo ombre. Ne consegue un’immagine ragionata, ordinata secondo una configurazione spaziale che trasforma l’idea in una realtà consistente.

Nell’opera Duty & Pleasure ci troviamo di fronte ad un bivio, sono diverse le direzioni: pittura-disegno, imperturbabilità-emozione, spiaggia-montagna, ed ancora, come ci indica il titolo, dovere e piacere. Si mette in dubbio anche la stessa natura dell’immagine, si tratta di un’opera dipinta o delle pagine di un diario che si girano ?

L’opera è emblematica di un dialogo iconologico irrisolto in cui le forme geometriche rispettano le regole di un universo figurativo proprio dell’artista.

L’essenza dell’opera si racchiude nel dialogo di un dualismo che rimane irrisolto. Le due realtà non combaciano affatto, non sono neanche minimante consecutive. La tavola da surf è traslata, il paesaggio non collima, mare sotto e montagna sopra. Eppure, le immagini non chiedono di essere completate, anzi hanno la loro ragion d’essere è nella loro diversità visiva.

Possiamo recuperare il perché di questo universo iconologico bidimensionale guardando le origini di Morishita. L’artista ha nelle vene tutta l’eredità della cultura Giapponese, quella che si sviluppa secondo una forma bidimensionale, appiattita e fortemente iconica. L’elemento figurativo che ne consegue è un’opera che segue una logica visiva frutto di fantasie e desideri con elementi geometrici scomposti e ricomposti.

Alla fine si ritorna dove siamo partiti. Dove si arriva con il disegno ? sicuramente si va oltre il compiacimento illustrativo. Chiamiamo in causa nuovamente Giorgio Vasari, il quale ci ricorda che con questa tecnica si accede all’animo. «Chiunque intende e maneggia bene queste linee, […]  impara ad esprimere i concetti dell’animo e qualsivoglia cosa.» afferma Vasari.

 

Luca Taro Morishita, Duty & Pleasure, acrilico su tela, 2020, 80×60 cm

Luca Taro Morishita, Duty & Pleasure, matita su carta, 2020, 80×60 cm